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24 dicembre 2006

Humanitas

«Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio essere»
(Piergiorgio Welby in una lettera inviata al tg3 l'8 dicembre 2006)

Piergiorgio Welby (Roma, 26 dicembre 1945 - Roma, 20 dicembre 2006)

Biografia

Fu affetto da distrofia muscolare dall'età di 16 anni. La malattia non gli consentì più di parlare, di compiere movimenti e lo costrinse, nello stadio finale, a stare immobile su un letto, sempre a mente lucida. Quanto segue è raccontato in prima persona dallo stesso Welby[1].

Durante gli anni sessanta e settanta trovò parziale sollievo dalle sofferenze facendo uso di droghe, dipingendo e scrivendo (anni dopo il New York Times lo avrebbe definito "poeta"[2])

Negli anni ottanta le sue condizioni peggiorarono ulteriormente, tanto da necessitare una disintossicazione dalle droghe assunte. Per questo fece uso di metadone, che sortì l'effetto desiderato, ma lo costrinse definitivamente a rinunciare all'uso delle gambe. Sempre in quegli anni incontrò durante un viaggio parrocchiale a Roma quella che divenne a breve sua moglie.

Fu proprio quest'ultima che nel luglio 1997, chiamò i soccorsi in seguito ad una crisi respiratoria di Welby, il quale, per sopravvivere, fu attaccato ad un respiratore automatico in seguito ad una tracheostomia. Questa condizione lo spinse a chiedere più volte che gli venisse "staccata la spina", ma la sua richiesta non fu mai accolta in quanto contrastante con le leggi in vigore.

Il 12 aprile 2005, benchè incapace di muoversi, fu accompagnato da esponenti del Partito Radicale a votare in occasione del referendum sulla fecondazione assistita. In seguito fu inserita una norma che ha consentito, a partire dalle elezioni della XV Legislatura, di votare ai degenti impossibilitati a recarsi alle urne.

Welby e l'eutanasia

Il caso di Welby (per alcuni eutanasia, per altri accanimento terapeutico) suscitò in Italia un acceso dibattito sull'eutanasia e, più in generale, sui rapporti tra legge e libertà e sull'incongruenza tra i principi costituzionali che definiscono l'accanimento terapeutico ed il libero arbitrio contro una morale fine a se stessa e quindi senza “pietas”.

Nel settembre 2006 Welby inviò una lettera aperta al Presidente della Repubblica chiedendo il riconoscimento del diritto all'eutanasia [3]. Giorgio Napolitano rispose auspicando un confronto politico sull'argomento [4].

Il 5 dicembre 2006 Barbara Pollastrini, Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, chiese "rispetto, comprensione e pietà" nei confronti di Welby [5].

Il 6 dicembre 2006 Livia Turco, Ministro della Salute, auspicò un intervento del Consiglio superiore di sanità che chiarisse se quello nei confronti di Welby fosse o meno accanimento terapeutico. Il Consiglio diede parere negativo[6].

L'8 dicembre 2006, in una lettera inviata al Tg3, Welby paragonò la sua condizione a quella vissuta da Aldo Moro durante la prigionia [7].

Il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby di porre fine all'accanimento terapeutico, dichiarandola "inammissibile", per via del vuoto legislativo su questa materia. Secondo il giudice esiste il diritto di chiedere l'interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale, ma è un "diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento". Nella stessa giornata si svolsero in 50 città delle veglie a sostegno delle volontà di Welby[8].

La Santa Sede si è mostrata intransigente sull'argomento, ma il 20 dicembre 2006 ha in extremis aperto uno spiraglio attraverso le parole del Cardinale Javier Lozano Barragan (Ministro della Salute del Vaticano), che ricalcano nella sostanza quanto già espresso dal Ministro Livia Turco[9]:

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«I medici dicano se la macchina che aiuta a respirare Welby è inutile o sproporzionata e se non fa altro che prolungare l'agonia di una imminente morte»

La morte

Mentre Parlamento e giudici dibattevano ancora la vicenda, dato che la legislazione italiana non fa chiarezza su accanimento terapeutico ed eutanasia, il 20 dicembre 2006 verso le ore 23.30 Piergiorgio Welby è morto, sotto sedazione, dopo che gli è stato staccato il respiratore, secondo la sua volontà. Il dottor Mario Riccio, anestesista, ha confermato in sala conferenze del Parlamento il 21 dicembre del 2006 di averlo aiutato a morire. Welby ha impegato circa 40 minuti per morire da quando gli è stato staccato il respiratore. Ha detto a ciascuno qualcosa e ha fatto mettere della musica di Bob Dylan. [10].


fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/WELBY




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