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  SapereAude [ Poeticamente abita l'uomo su questa terra... ]
 
 
         
 


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24 aprile 2008

Freud

 Così come si provocano o si esagerano i dolori dando loro importanza, nello stesso modo questi scompaiono quando se ne distoglie l'attenzione




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10 gennaio 2008

Goethe

 Ah! non le grandi e singolari catastrofi del mondo, le alluvioni che portan via i vostri villaggi, i terremoti che inghiottono le vostre città, mi commuovono; ciò che mi stringe il cuore è la forza distruttrice riposta nell'essenza stessa della natura; la quale non ha mai creato cosa alcuna che non sia destinata a distruggere il prossimo, a distruggere se stessa.




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15 novembre 2007

Leopardi

 Bella ed amabile illusione è quella per la quale i dì anniversari di un avvenimento, che per la verità non ha a fare con essi più di un qualunque altro dì dell'anno, paiono avere con quello un'attinenza particolare, e che quasi un'ombra del passato risorga e ritorni sempre in quei giorni, e ci sia davanti.




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14 maggio 2007

Nietzsche

Tutta la bellezza e la magnificenza che abbiamo prestato alle cose reali e immaginate, io voglio rivendicarla come proprietà e opera dell'uomo: come la sua più bella apologia. L'uomo come poeta, pensatore, Dio, amore, forza; ammiriamo la sua regale generosità, con cui ha fatto doni alle cose per impoverire se stesso e sentirsi miserabile! Finora il suo maggiore disinteresse fu questo, che egli ammirò e adorò e seppe nascondere a se stesso che egli stesso aveva creato ciò che ammirava.




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26 gennaio 2007

Terzani

"Io chi sono?". La risposta sta nel porsi la domanda, nel rendersi conto che io non sono il mio corpo, non sono quello che faccio, non sono quello che posseggo, non sono i rapporti che ho, non sono neppure i miei pensieri, non le mie esperienze, non quell'Io a cui teniamo così tanto. La risposta è senza parole. E' nell'immergersi silenzioso dell'Io nel Sé.




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24 dicembre 2006

Humanitas

«Come già Luca Coscioni, a mio turno sono oggi oggetto di offese e insulti, di pensieri, parole, aggressioni alla mia identità ed alla mia immagine, quasi non bastassero quelle perpetrate al corpo che fu mio e che, invece, vorrei, per un attimo almeno, mi fosse reso come forma necessaria del mio spirito, del mio pensiero, della mia vita, della mia morte; in una parola del mio essere»
(Piergiorgio Welby in una lettera inviata al tg3 l'8 dicembre 2006)

Piergiorgio Welby (Roma, 26 dicembre 1945 - Roma, 20 dicembre 2006)

Biografia

Fu affetto da distrofia muscolare dall'età di 16 anni. La malattia non gli consentì più di parlare, di compiere movimenti e lo costrinse, nello stadio finale, a stare immobile su un letto, sempre a mente lucida. Quanto segue è raccontato in prima persona dallo stesso Welby[1].

Durante gli anni sessanta e settanta trovò parziale sollievo dalle sofferenze facendo uso di droghe, dipingendo e scrivendo (anni dopo il New York Times lo avrebbe definito "poeta"[2])

Negli anni ottanta le sue condizioni peggiorarono ulteriormente, tanto da necessitare una disintossicazione dalle droghe assunte. Per questo fece uso di metadone, che sortì l'effetto desiderato, ma lo costrinse definitivamente a rinunciare all'uso delle gambe. Sempre in quegli anni incontrò durante un viaggio parrocchiale a Roma quella che divenne a breve sua moglie.

Fu proprio quest'ultima che nel luglio 1997, chiamò i soccorsi in seguito ad una crisi respiratoria di Welby, il quale, per sopravvivere, fu attaccato ad un respiratore automatico in seguito ad una tracheostomia. Questa condizione lo spinse a chiedere più volte che gli venisse "staccata la spina", ma la sua richiesta non fu mai accolta in quanto contrastante con le leggi in vigore.

Il 12 aprile 2005, benchè incapace di muoversi, fu accompagnato da esponenti del Partito Radicale a votare in occasione del referendum sulla fecondazione assistita. In seguito fu inserita una norma che ha consentito, a partire dalle elezioni della XV Legislatura, di votare ai degenti impossibilitati a recarsi alle urne.

Welby e l'eutanasia

Il caso di Welby (per alcuni eutanasia, per altri accanimento terapeutico) suscitò in Italia un acceso dibattito sull'eutanasia e, più in generale, sui rapporti tra legge e libertà e sull'incongruenza tra i principi costituzionali che definiscono l'accanimento terapeutico ed il libero arbitrio contro una morale fine a se stessa e quindi senza “pietas”.

Nel settembre 2006 Welby inviò una lettera aperta al Presidente della Repubblica chiedendo il riconoscimento del diritto all'eutanasia [3]. Giorgio Napolitano rispose auspicando un confronto politico sull'argomento [4].

Il 5 dicembre 2006 Barbara Pollastrini, Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, chiese "rispetto, comprensione e pietà" nei confronti di Welby [5].

Il 6 dicembre 2006 Livia Turco, Ministro della Salute, auspicò un intervento del Consiglio superiore di sanità che chiarisse se quello nei confronti di Welby fosse o meno accanimento terapeutico. Il Consiglio diede parere negativo[6].

L'8 dicembre 2006, in una lettera inviata al Tg3, Welby paragonò la sua condizione a quella vissuta da Aldo Moro durante la prigionia [7].

Il 16 dicembre 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta dei legali di Welby di porre fine all'accanimento terapeutico, dichiarandola "inammissibile", per via del vuoto legislativo su questa materia. Secondo il giudice esiste il diritto di chiedere l'interruzione della respirazione assistita, previa somministrazione della sedazione terminale, ma è un "diritto non concretamente tutelato dall'ordinamento". Nella stessa giornata si svolsero in 50 città delle veglie a sostegno delle volontà di Welby[8].

La Santa Sede si è mostrata intransigente sull'argomento, ma il 20 dicembre 2006 ha in extremis aperto uno spiraglio attraverso le parole del Cardinale Javier Lozano Barragan (Ministro della Salute del Vaticano), che ricalcano nella sostanza quanto già espresso dal Ministro Livia Turco[9]:

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«I medici dicano se la macchina che aiuta a respirare Welby è inutile o sproporzionata e se non fa altro che prolungare l'agonia di una imminente morte»

La morte

Mentre Parlamento e giudici dibattevano ancora la vicenda, dato che la legislazione italiana non fa chiarezza su accanimento terapeutico ed eutanasia, il 20 dicembre 2006 verso le ore 23.30 Piergiorgio Welby è morto, sotto sedazione, dopo che gli è stato staccato il respiratore, secondo la sua volontà. Il dottor Mario Riccio, anestesista, ha confermato in sala conferenze del Parlamento il 21 dicembre del 2006 di averlo aiutato a morire. Welby ha impegato circa 40 minuti per morire da quando gli è stato staccato il respiratore. Ha detto a ciascuno qualcosa e ha fatto mettere della musica di Bob Dylan. [10].


fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/WELBY




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11 dicembre 2006

Epicuro

Non dobbiamo stimare come più felice il giovane, ma il vecchio che ha vissuto bene. Perché il giovane nella pienezza delle sue forze è spesso confuso e sviato dal vento della fortuna; ma il vecchio che si è ancorato nella vecchiaia come in un porto, tiene ormai saldi nella sicura custodia della gratitudine i beni che prima aveva scarsa fiducia di ottenere.




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3 novembre 2006

Epicuro

Ti ho prevenuta, o sorte, e da ogni tua insidia mi sono premunito. Non a te né ad alcun'altra circostanza ci arrenderemo: ma quando sia necessario andarcene, sputando ampiamente sulla vita e su quelli che vanamente ci si attaccano, ce ne andremo con un bel peana proclamando quanto bene abbiamo vissuto.




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28 ottobre 2006

Belpoliti

Una volta Gianni Brera, parlando di uno sportivo, un ciclista, notava che era nato e vissuto in provincia: solo in provincia, scriveva, si coltivano le grandi malinconie, il silenzio e la solitudine indispensabili per riuscire in uno sport così faticoso. Non è così anche per lo studio?




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23 ottobre 2006

I corvi

Sopra l’angolo nero si affrettano
al meriggio i corvi con duro strido.
La loro ombra sfiora passando la cerva
e talvolta li vedi borbottando sostare.

Oh come turbano il bruno silenzio,
nel quale un campo si abbandona all’estasi,
come donna che un grave presentire affascina,
e li puoi talvolta sentire litigare

intorno a una carogna, che chissà dove fiutano,
e improvvisi dirigono a nord il volo
e come funebre corteo dileguano
nell’arie, che per voluttà tremano.

-Trakl-




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18 ottobre 2006

Erasmo

Non scuola la diresti, ma sala di tortura: non vi si sente altro che lo schiocco delle sferze, lo strepito delle verghe, gemiti, singhiozzi e atroci minacce. Cos'altro possono impararvi i bambini, se non a odiare la cultura? Una volta che quest'odio ha messo radice nei teneri animi, anche da
grandi detestano lo studio.




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18 ottobre 2006

Epicuro

A dirla schietta preferirei, mentre mi occupo della scienza della natura, parlare come un oracolo di ciò che giova a tutti gli uomini, anche se nessuno lo capisse, piuttosto che adattarmi all'opinione pubblica per godermi il plauso che le folle mi elargirebbero in gran copia.




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16 ottobre 2006

Dubos

Rimane un sogno inutile, anche se può essere di conforto, immaginare una vita priva di stress e di problemi vissuta in un mondo libero da preoccupazioni. L’uomo non può sperare di trovare sulla terra il Paradiso, perché il concetto di paradiso è statico, mentre la vita umana è un processo dinamico. L’uomo potrebbe sfuggire i pericoli solo rinunciando all’avventura, abbandonando ciò che caratterizza la condizione umana rispetto al resto degli animali. Fin dalla preistoria, la terra non è mai stata un Giardino dell’Eden, bensì una Valle delle Decisioni in cui l’adattabilità è cruciale per la sopravvivenza. La terra non è un luogo di riposo. L’uomo è stato creato per combattere, non necessariamente per se stesso, ma per un continuo processo di crescita emozionale, intellettuale ed etica. Crescere in mezzo ai pericoli è il destino della razza umana, perché questa è la legge dello spirito.




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10 ottobre 2006

Epicuro

La carne non ammette limiti nel piacere, e il tempo che serve a procurarle tale piacere è anch'esso senza limiti. Ma il pensiero che ha appreso a ragionare intorno al fine e al limite di ciò ch'è pertinente alla carne, e che ha soppresso il timore dell'eternità, ci rende possibile una vita perfetta, per cui non sentiamo più l'esigenza di un tempo infinito: esso non rifugge dal piacere ne, quando le circostanze ci portano al momento di uscire dalla vita, può dire di andarsene avendo tralasciato qualcosa di ciò che rende questa ottima.




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4 ottobre 2006

Dubos

La vita è un'avventura in un mondo dove nulla è statico; dove eventi imprevedibili e scarsamente comprensibili costituiscono rischi che devono essere affrontati e superati, spesso alla cieca ed a costi molto elevati; dove l’uomo stesso, come l’apprendista stregone, ha messo in moto forze che sono potenzialmente distruttive e possono, ad un certo momento, sfuggirgli di mano. Ogni manifestazione dell’esistenza è una risposta a stimoli e sfide che se non trattati in modo adeguato costituiscono delle minacce. Il processo della vita è una interazione continua fra gli individui ed il loro ambiente, che spesso assume la forma di una lotta che sfocia in ferite o malattie. Più l’individuo è creativo e meno può sperare di evitare il pericolo perché la materia stessa della creazione è costruita di reazioni alle forze che tendono a ferire il suo corpo e la sua anima. Una assenza duratura della malattia non è niente altro che un sogno che si richiama all’immagine di un Giardino dell’Eden progettato per il benessere dell’uomo.




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30 settembre 2006

Viroli

L'educazione, ha spiegato il Presidente Shirley M. Tilghman, non consiste tanto nell'acquisire specifiche conoscenze in questo o in quel campo del sapere, ma nell'imparare gli strumenti intellettuali necessari per distinguere la realtà dall'immaginazione, saper porre domande difficili, saper osservare e interpretare, elaborare ragionamenti coerenti, imparare ad ascoltare le idee degli altri senza rinunciare alle proprie.




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21 giugno 2006

Corriere: Spot sul referendum: diffida a Mediaset

ROMA - La Commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le Comunicazioni, dopo aver rivolto nei giorni scorsi alle emittenti televisive nazionali un invito alla corretta applicazione delle disposizioni in materia di comunicazione politica contenute nel regolamento emanato dall’Autorità per il referendum popolare indetto per il 25 e 26 giugno 2006, ha diffidato Mediaset a non continuare la trasmissione di spot informativi che per la parcellizzazione e l’incompletezza delle informazioni fornite enfatizzino aspetti particolari della complessiva consultazione referendaria.
IL 14 GIUGNO L'ULTIMO MONITO - Dopo aver varato a fine maggio il regolamento per la comunicazione politica sul referendum, l'Authority aveva rivolto il 14 giugno un nuovo monito alle emittenti televisive, invitandole al «rigoroso rispetto dei principi di obiettività, correttezza, equità, lealtà, imparzialità e completezza dell'informazione», in particolare evitando, nei messaggi e nelle schede, «le sottolineature suggestive di particolari profili». Mediaset si era comunque difesa sottolineando di aver svolto un «servizio civico necessariamente semplificato ma corretto ed equilibrato» nella campagna di informazione sul referendum. Tale campagna - aveva spiegato Cologno Monzese - era stata suddivisa «in quattro diversi spot per rendere comprensibile ogni singolo messaggio ed evitare di concentrare in pochi secondi tutti i contenuti al centro della consultazione» e che in ogni caso andava considerata nel suo insieme.
CARRA: «GIUSTO L'INTERVENTO DELL'AUTHORITY» - Per l'esponente della Margherita Enzo Carra, «ha fatto bene l'Authority a intervenire sugli spot ingannevoli trasmessi da Mediaset in vista del referendum. Ora l'azienda provveda a recepire la diffida, non li mandi più in onda e risarcisca il fronte del No, che è stato gravemente penalizzato da una campagna di parte a favore del Sì».
MALAN: «SCELTA INCOMPRENSIBILE» - «È incomprensibile e sorprendente che l’Autorità per le comunicazioni abbia bloccato l’informazione di Mediaset sul referendum costituzionale» ha detto il senatore di Forza Italia Lucio Malan, membro del Comitato per il Sì.
21 giugno 2006




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9 giugno 2006

Guerre stellari in Iraq

anch'io voglio riportare questa notizia sulle nuove armi sperimentali ad energia.

http://gentecattiva.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1036406




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3 giugno 2006

Grodek

D’armi mortali risuonano a sera
i boschi autunnali, i laghi azzurri,
le dorate pianure ove più fosco
rotola il sole: la notte avvolge
morenti guerrieri ed il lamento selvaggio
delle bocche spezzate.
Quieta nel folto dei salici s’aduna
una nuvola rossa: un dio adirato l'abita
Sparso nel fresco lunare il sangue,
tutte le strade riverse in nera putredine.
Sotto i notturni rami dorati dalle stelle ondeggia
l’ombra della sorella per il bosco silente,
saluta gli spiriti eroi, le teste di sangue;
e piano fra canne cupi risuonano i flauti d’autunno.
O più superbo lutto! I tuoi altari di bronzo.
Una rovente fiamma di spirito nutre oggi un dolore possente.
I nipoti non nati.

-Trakl-




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3 giugno 2006

Melanconia della sera

Il bosco che smorto si distende
e ombre sono a lui d’intorno, come siepi.
La fiera esce tremando dal nascosto,
mentre un ruscello scivola tutto lieve

e felci segue e antiche pietre
e argenteo splende tra intreccio di fogliame
e presto lo senti in voragini nere
che forse già splendono le stelle.

Il piano oscuro sembra smisurato,
sparsi villaggi, palude e stagno,
e qualcosa ti appare come un fuoco.
Uno splendore freddo guizza per le strade.
Nel cielo si avverte un movimento,
Un esercito di uccelli selvatici migrano
Verso quei paesi belli, diversi.
Sale e discende il moto del canneto.


-Trakl-




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15 aprile 2006

Domine non sum dignus

Di croci e simboli cristiani, neanche l'ombra. Di squadre e forme coniche che richiamano il compasso rovesciato, una marea. Arcore, viale dei Pioppi, o se preferite viale Luigi Berlusconi. In fondo in fondo, nel bel mezzo del parco di villa San Martino, ecco stagliarsi un monumento in stile egizio-milanese. Decine di tonnellate di marmo delle Alpi Apuane sono state modellate dallo scultore Pietro Cascella fino a formare un colonnato. Sopra, sfere, dischi e piramidi tronche si ergono fino a sette metri e mezzo d'altezza a simboleggiare la volta celeste. Sotto, a una profondità di quattro metri e mezzo rispetto a questo tempio solenne, si apre una cripta in travertino: al centro c'è un sarcofago. Il suo sarcofago. Quello dell'Unto del Signore, al secolo Silvio Berlusconi, professione tycoon televisivo e presidente del Consiglio.

Un giorno, lontanissimo, a sentire il suo medico personale nonché sindaco di Catania, Umberto Scapagnini, Silvio giacerà qui. E accanto a lui riposerà la gens berlusconiana. Non i familiari. O meglio, non solo quelli. Nella Cappella Gentilizia che il Cavaliere ha cominciato a sognare nel 1986, ma che è stata compiutamente realizzata solo nel 1993, c'è infatti molto spazio. I progetti conservati negli uffici tecnici del Comune di Arcore, dove l'intera opera è stata alla fine classificata come 'gruppo scultoreo con deposito', si riferiscono a un edificio sotterraneo a pianta quadrata di circa 180 metri quadri di superficie. Mentre le fotografie, in buona parte inedite di un vecchio catalogo Electa (Mondadori) sulle opere di Cascella, riscoperto dai giornalisti di Telelombardia, segnalano come all'interno della cappella sia stato ricavato lo spazio per una trentina di loculi. Tutti ancora vuoti, in attesa di ospitare la salma del padre di Silvio, Luigi, ora sepolta a Milano, e quelle degli amici più cari: Marcello Dell'Utri, Fedele Confalonieri, Gianni Letta e, probabilmente, Emilio Fede, Adriano Galliani e Cesare Previti. Silvio vuole infatti compiere il suo ultimo viaggio con loro. E non ne fa mistero.

Nei primissimi anni Novanta, quando la politica era ancora un sogno, Berlusconi lo aveva anche detto a Indro Montanelli. Allora il direttore de 'il Giornale', in visita ad Arcore, aveva seguito il suo editore lungo un corridoio di pietra sul pavimento del quale erano incastonati due mosaici rotondi in cui è facile scorgere i simboli dello yin e yiang, della ruota del sole e qualche squadra. Poi aveva disceso i sette gradini che portano al sepolcro e, come avrebbe raccontato lui stesso, aveva ascoltato il Cavaliere magnificare i pregi della nuova costruzione.

"Qui ci andrà Marcello, qui Fedele, qui mio padre, qui riposerò io", gli aveva detto orgoglioso Berlusconi, indicando prima i loculi e poi il sarcofago. Montanelli aveva fatto scorrere uno sguardo perplesso lungo le pareti in travertino. Si era reso conto che l'intera cripta era delitimitata da un altorilievo di forme incastrate le une nelle altre "a significare la catena degli affetti che tengono uniti i morti e i vivi". E da toscano scaramantico qual era, si era infilato le mani nella profondità delle tasche dei pantaloni. Ma l'antico rito anti-sfortuna era stato improvvisamente interrotto dalla voce di Silvio. "Indro, non oso chiedertelo, ma se anche tu volessi farmi l'onore...", gli aveva domandato un Berlusconi particolarmente emozionato, mostrando uno spazio ancora libero. Pausa. Silenzio. Poi tutto di un fiato la fulminante risposta: "Domine non sum dignus".

"Sì, Indro lo ha raccontato anche a me", ride oggi al telefono il maestro Cascella dal suo buen retiro di Fivizzano, il paese toscano dove Sandro Bondi, l'attuale coordinatore di Forza Italia, si è fatto politicamente le ossa, occupando per tre anni la poltrona di sindaco eletto nelle fila del Pci. In fondo il volto pacioso e soddisfatto di Bondi è la miglior dimostrazione di come la Volta Celeste con annesso sepolcro-deposito non porti sfortuna. Anzi, possa essere considerata un tempio sulla strada del successo. Se non fosse stato per Cascella e la sua opera oggi Bondi sarebbe ancora un oscuro funzionario Ds costretto a sbarcare il lunario come dirigente dell'Unipol. Ma il destino ha voluto altrimenti. Il sindaco comunista ha accompagnato ad Arcore il maestro ed è stato folgorato. Al termine della visita Berlusconi gli ha regalato un orologio e un interrogativo destinato ad arrovellare il primo cittadino di Fivizzano per mesi: "Ma come fa una persona intelligente come lei a essere comunista?". Poi la conversione. Un posto in Parlamento e una casa nel parco di villa San Martino, a poche centinaia di metri da quel sepolcro in cui anche Bondi, forse, aspira a essere un giorno celebrato.
 
Nei sotterranei c'è anche un bassorilievo. Su una parete del vestibolo, proprio di fronte a una porta scorrevole di pietra che si apre sul lungo corridoio che ospita i loculi, c'è un'opera della moglie di Cascella, la scultrice Cordelia von den Steinen. "È una natura morta", spiega il maestro, "mi pare che rappresenti un cesto di frutta". Chi lo ha visto da vicino racconta che accanto alla frutta sono raffigurati altri oggetti: alcuni mazzi di chiavi, due filoni di pane, un pacco postale sigillato con ceralacca, un giornale e un telefono. E che il tutto è contenuto all'interno del telaio di una finestra semi-aperta, come a rappresentare il passaggio tra la vita e la morte. "Sì, mia moglie si è ispirata all'arte etrusca. Gli oggetti sono quelli che i defunti volevano portarsi nell'aldilà. Il telefono è qualcosa di molto contemporaneo, è uno strumento di lavoro della nostra epoca", spiega lo scultore.

In attesa che Berlusconi scopra il modo per farsi vivo dall'oltretomba con chiamate a politici e direttori di telegiornali, la cappella gentilizia resta vuota. E il monumento può sembrare al visitatore distratto solo un piacevole agglomerato marmoreo di antenne e parabole satellitari stilizzate. A impedire il trasporto delle prime salme fino al giardino del premier ci ha finora pensato una norma igienica ottocentesca introdotta da Napoleone Bonaparte: l'editto di Plombières, quello che spinse Ugo Foscolo a scrivere 'I Sepolcri'. Stando a quella legge la cripta è troppo vicina alla villa per poter ospitare i defunti. Oggi però si è accesa una speranza. Nel 2003 il ministro per le Infrastrutture Pietro Lunardi ha introdotto nella legge obiettivo sulle grandi opere (quella sul Ponte di Messina e sulle autostrade) un codicillo che modifica i requisiti di distanza delle tombe dai centri abitati. Il no alle sepolture sempre opposto dal Comune potrebbe insomma essere dribblato. Ma non facilmente, avvertono i tecnici del municipio. La documentazione depositata è tutta da interpretare. Nella prima richiesta, presentata nel 1986 (tre anni prima della morte di Luigi Berlusconi) si parla di 'cappella gentilizia', nel 1991 di 'gruppo scultoreo con deposito'. Una differenza di non poco conto. I lacci e lacciuoli della burocrazia, per dirla con Berlusconi, anche questa volta rischiano di intralciare il suo cammino verso la vita eterna.

Peter Gomez




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9 aprile 2006

Enzo Biagi

Oggi noi italiani siamo chiamati a fare il nostro dovere: votare. E credo che oltre che un dovere, sia un privilegio. La mia generazione sa che cosa vuol dire non poter scegliere, tant'è vero che molti hanno dato la vita per permettere a tutti di poter uscire stamattina e andare al seggio. Non sono qui a dare indicazioni di voto, ma voglio condividere con voi delle riflessioni che ho fatto in queste settimane. Per cinque anni, su queste colonne ho espresso il mio pensiero su Silvio Berlusconi. Dal punto di vista di qualcuno, l'ho fatto anche troppo.
Dunque, che il Cavaliere non mi piaccia, niente ovviamente di personale, è chiaro. Sintetizzando prendo a prestito le parole di Corrado Alvaro: «Abbiamo il diritto di sapere non solo ciò che i rappresentanti del popolo hanno in testa, ma anche quello che hanno in tasca». Aggiungo, anche come hanno fatto a riempire quella tasca. Adesso devo dirvi perché sto dall’altra parte, quella che simpaticamente il premier ha definito «coglioni ». Credo che tutti i giovani, figli di ricchi o di poveri, debbano avere gli stessi diritti allo studio e uguali possibilità nell'affrontare la vita; credo nella magistratura, nella sua indipendenza, e che tutti possano difendersi qualunque sia il conto in banca, quindi non credo alle trame; credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere; credo che non debbano esserci prevaricazioni né leggi ad personam, per sé, familiari o amici; credo che la pace debba sempre vincere sulla guerra; infine credo che non si debbano imbarcare fascisti e neonazisti per un pugno di voti. Non mi fido di chi ha avuto cinque anni e li ha spesi male. E non ho mai sopportato quelli che fanno promesse e non le mantengono.




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9 aprile 2006

Berlusconi manda gli sms

fonte.

«A Torino molti cittadini stanno ricevendo messaggi vocali sul telefonino in cui Berlusconi spiega il suo programma elettorale e invita premendo un tasto a parlare con un operatore. Alla contestazione degli utenti sul silenzio elettorale, l'operatore sembra aver risposto di essere orgoglioso di ciò che stava facendo». La denuncia di violazione del silenzio elettorale, dopo quelle di sabato, viene dal presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: «Sono molto gravi le irregolarità che ci vengono segnalate: c'è violazione della legge sulla privacy e della legge elettorale. Chiediamo che il garante per la privacy e l'Autorità di garanzia nelle comunicazioni intervengano immediatamente perché il voto possa proseguire sui binari della regolarità e della trasparenza».




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7 aprile 2006

Relativismo?/3

La tolleranza non è un'utopia irrealizzabile in alcun luogo e in alcun tempo, ma uno strumento efficace perché possa nascere una società libera e aperta - libera in quanto ammette per qualsiasi opinione o forma di vita il diritto ad una pubblica difesa; aperta in quanto è costitutivo del patto [sociale] il rispetto di chi opta per entrare come di chi opta per uscire. Occorre ricordarlo oggi più che mai, poiché da destra come da sinistra, da reazionari come da progressisti, da chierici come da laici, la tolleranza viene sospettata di paternalismo, condiscendenza e (più o meno celato) senso di superiorità. Il ritornello è sempre lo stesso: si tollera quello che non si ama, e solo quando non lo si considera pericoloso per la costellazione dei propri pregiudizi. Menti più raffinate ci ripetono che la tolleranza è di ostacolo ad una genuina partecipazione, e che pertanto occorrerebbe andare oltre, in un coinvolgimento reciproco che offra a chiunque la possibilità di integrarsi - senza lasciare ad alcuno la libertà di sottrarsi. Questo sogno da 'anime belle' ha sempre più la parvenza dell'incubo Altro che dittatura (inesistente) del relativismo. Come si può pretendere di andare oltre la tolleranza se non si è prima cominciato a praticarla?
Può reggere una società aperta e libera etsi Deus non daretur? C'è un 'non' di troppo. La vera questione è se si possa dare una società aperta e libera etsi Deus daretur. E' il progetto che gli altri hanno su di noi di salvezza eterna (oppure, in una versione più pallida, di correttezza politica) a costituire il problema.


-Giorello-




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7 aprile 2006

Vangelo di Giuda

WASHINGTON - Fu Gesù Cristo a chiedere a Giuda di consegnarlo alle autorità romane dopo aver svelato solo a lui la verità del Regno dei cieli. E' quello che sarebbe scritto in un documento ritenuto finora perduto: il Vangelo di Giuda. Il manoscritto, in copto, è stato autenticato e tradotto 1.700 anni dopo la sua composizione con un lavoro durato cinque anni. Alcune pagine ricostruite sono state mostrate in pubblico per la prima volta alla National Geographic Society di Washington. Il codice, scritto su papiro e legato da un laccio di pelle, è stato probabilmente copiato in copto intorno al 300 d.C. ed è stato ritrovato negli anni Settanta nel deserto presso El Minya, in Egitto. In seguito finì nelle mani di mercanti di antichità, lasciò l'Egitto per giungere prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove rimase in una cassetta di sicurezza a Long Island per 16 anni prima di venire acquistato dall'antiquaria di Zurigo Frieda Nussberger-Tchacos nel 2000. Quando i suoi tentativi di rivendere il manoscritto fallirono, la Tchacos - preoccupata per lo stato di grave deterioramento del codice - lo cedette nel febbraio 2001 alla Maecenas Foundation for Ancient Art di Basilea per farlo conservare e tradurre.

NUOVA VERSIONE - Il Vangelo di Giuda presenta una nuova visione del rapporto tra Gesù e Giuda e fornisce nuove informazioni sul discepolo che tradì Cristo. Contrariamente a quanto raccontano Matteo, Marco, Luca e Giovanni nel Nuovo Testamento, dove Giuda è ritratto come un traditore, questo nuovo vangelo presenta un Giuda che consegna Gesù alle autorità su richiesta dello stesso Cristo. L'ipotesi formulata da Craig Evans, docente di Nuovo testamento presso l'Acadia Divinity College dell'Acadia University di Wolfville, in Canada, è che Gesù avesse in privato dato istruzioni a Giuda di portarlo alle autorità romane. Si spiegherebbe così la frase a lui rivolta e riportata dal Vangelo di Giovanni: «Qualunque cosa tu debba fare, falla in fretta».

Fonte.




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6 aprile 2006

Ferrara imbavagliato contro la par condicio


Il maiale imbavagliato
grufolava in trasmissione
la protesta sosteneva
per la controinformazione.






Filastrocca di Niccolò!




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5 aprile 2006

Relativismo?/2

La questione non riguarda tanto l'abusata contrapposizione tra fides e ratio, quanto quella tra fallibilismo e infallibilismo, tra una verità che non pretende di salvare neanche se stessa e una verità che promette salvezza a chiunque vi si sottometta.
Trattando di filosofia - diceva Bruno - tutte le cose saranno per me ugualmente dubbie: non solo le affermazioni più ardue e lontane dal senso comune, ma anche quelle che sembrano sin troppo certe ed evidenti, dovunque e comunque saranno oggetto di controversia.
Gli farà eco qualche decennio dopo Milton: Non esiste uomo di dottrina che non riconosca di aver tratto molto profitto dalla lettura di scritti di controversia (...): la sua intelligenza ne è stata risvegliata, la sua capacità di giudizio acuita. Se dunque egli trova vantaggio nel leggere, perché il suo avversario non dovrebbe avere piena libertà di scrivere?

-Giorello-




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5 aprile 2006

Da kataweb




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4 aprile 2006

Relativismo?

Appare evidente come lo scontro oggi in atto sulla presunta dittatura del relativismo sia uno scontro filosofico sul senso e sulla portata della scienza, della riflessione critica, della tolleranza politica e della scelta morale. Le poste in gioco sono il futuro della ricerca, la possibilità di esercitare qualcosa come la filosofia, definendo le ragioni del vivere civile e le stesse condizioni dell'etica. Se si comprende che problemi del genere non sono questioni accademiche per 'pedanti', occorre allora smettere gli abiti della retorica o della contraffazione e impugnare le (s)words - ossia parole/spade - dell'argomentazione, senza nascondersi dietro superstizioni di comodo.

-Giorello-




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3 aprile 2006

Sul relativismo

Uno spettro si aggira per l'Europa: è il relativismo, cioè il dogma che non c'è nessun dogma. Chierici e laici hanno stretto una santa alleanza in nome dei nostri valori e delle nostre radici. forse non sanno che dietro quel fantasma ci sono il corpo dell'individuo, la libertà della ricerca, le garanzie dei diritti e la stessa genuinità della fede. Tutto cancellato, se vince il progetto dei teo-con? Affatto, se il laico ha non solo la volontà di reagire ma anche la forza di attaccare. Non questa o quella chiesa, ma la "presunzione di infallibilità" che può viziare qualsiasi istituzione o comunità, compresa quella degli anticlericali. Essere laico vuol dire non solo esercitare l'arte del sospetto ma anche agire per una solidarietà che non ha bisogno di un fondamento.

-Giorello-




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Da quando ho iniziato il blog,
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Da quando ho iniziato il blog,
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- L'uomo è condannato ad essere libero. (Sartre)
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mi piace solo correre. (Nietzsche)
- La libertà non sta nel poter scegliere tra bianco e nero,
ma nel potersi sottrarre a qesta scelta prescritta. (Adorno)
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invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare. (Bukowski)
- Scuotere la gente, svegliarla dal suo sonno,
pur sapendo di commettere in tal modo un crimine e che sarebbe
mille volte meglio lasciarvela perseverare, poichè comunque,
quando si sveglia, non si ha nulla da proporle... (Cioran)
- L'ozio è il padre di ogni filosofia.
E che? La filosofia - sarebbe un vizio? (Nietzsche)
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Ciò vale anche per me: nessun concetto mi esprime,
niente di quanto viene indicato come mia essenza mi esaurisce;
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-Un uomo intelligente non può in verità diventar nulla
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-Sì, la mente va tenuta ben aperta, ma non così tanto
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-Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola:
solo gli imbecilli sono sicuri di quello che dicono. (Voltaire)
-La questione è sapere se con la verità
si farà mai la felicità. (Zola) 
-Quello che chiamano progresso è la sostituzione di una seccatura con un'altra. (Elliss)

Blog nato il...
9 maggio 2005

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L'esattezza delle citazioni, è una virtù più rara
di quel che si pensi. (Pierre Bayle)


APPELLO BLOG!
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HO BISOGNO SOLO DI ESSERE LETTO
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.....NON SONO SICURO CHE IL MIO SIA UN BLOG.
E' PIU' CHE ALTRO UNA RACCOLTA DI AFORISMI,
ACCRESCIUTA OGNI GIORNO, FATTA SOPRATTUTTO
PER TENERLI LI', IN MODO DA RITROVARLI CON
FACILITA', OGNI QUALVOLTA NE AVESSI BISOGNO.....

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-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-
MEMENTO.
Tutti parlano di politica, come se fosse una cosa
importante. Preferisco parlare d'altro, o meglio,
preferisco ascoltare.
_-_-_-_-_-_-_-_-_-_

-IO GUARDO-


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L'urlo, Munch.
"Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole
tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue,
mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto sul fiordo
nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco.
I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora
di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura
".




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