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27 giugno 2005

Tira i fili, la marionetta balla...

ogni uomo deve capire
che tutto può sparire molto
in fretta:
il gatto, la donna, il lavoro,
la ruota davanti,
il letto, le pareti, la
stanza; tutte le nostre necessità
amore compreso,
poggiano su fondamenta di sabbia -
e ogni causa determinata,
per sconnessa che sia:
la morte di un ragazzo a Hong Kong
o una tormenta a Omaha...
può essere la tua rovina.
tutte le tue stoviglie che si spaccano
sul pavimento della cucina, la tua ragazza entra
e tu sei là, ubriaco,
in mezzo alla stanza e lei domanda:
mio dio, cosa succede?
e tu rispondi: non so,
non so...

-
Bukowski-




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27 giugno 2005

Se...

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;

se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo
se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;

se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
a perdere e a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: "tieni duro!";

se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e - quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!


                                           -Kipling-




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20 giugno 2005

La filosofia nella scuola di domani

Da molti anni il destino dell’insegnamento della filosofia nella scuola secondaria oscilla tra gli estremi della pressoché totale abolizione o della espansione in ambiti e fasce d’età ignari in precedenza di filosofiche speculazioni. Quale che sia l’esito di questa vicenda( se no avrà uno), qualche considerazione generale è forse non inutile. Molto in sintesi vorrei pertanto osservare quanto segue.

Un tratto tipico e costitutivo della cultura filosofica è il suo carattere globale e unificante. la filosofia è da sempre uno dei più importanti fondamenti dai quali si originano i saperi specialistici e particolari. Come tale è anche un antidoto alle ottusità e superficialità che spesso dallo specialismo derivano. Pertanto, l’idea di "stralciare" dal corpo della filosofia qualche sua "specialità" disciplinare( come la logica, l’etica, l’epistemologia ecc.) per inserirla, così isolata, in questo o quel curriculum, è qualcosa di profondamente antifilosofico. L’esito prevedibile è quello di una mera informazione per di più distorta, superficiale e dogmatica. Una carrellata di opinioni sull’etica, da Aristotele a Kant ai giorni nostri, può solo ingenerare un senso di superfluità, nessuna reale formazione, un’idea a dir poco confusa di cosa è la tradizione filosofica e di cosa significhi frequentare dottrine e pensieri filosofici. Al più un almanacco di, un poco esotiche, "curiosità".

Lo stesso è da dirsi di un insegnamento filosofico fatto a brandelli in nome di "nodi", "centri tematici", "percorsi problematici", "questioni ricorrenti" e così via. Sarebbe come svolgere lo studio della letteratura secondo titoli del tipo: l’amore da Dante e Petrarca a Montale; morte, immanenza e trascendenza da Tasso, Leopardi e Manzoni a Gadda, e altre consimili amenità. In questo modo di procedere, non solo si produce un distorcimento profondo di opere, autori, pensieri, concetti ecc., ma si offre il destro alle più gratuite e sprovvedute "speculazioni teoretiche" del docente di turno, con prevedibili esiti di vana chiacchiera e nessuna reale cultura.

La tradizione filosofica vive nelle sue opere, non in un’astratta silloge che pretenda di riassumere presunti "sistemi", "visioni del mondo" (al limite incomprensibili e demenziali del tipo "tutto è immobile", "la morte è un’illusione", "la realtà non esiste", "c’è una cosa sola al mondo e sono il"), dottrine imperative (si deve perché si deve", "l’ego è un male") ecc. Se l’insegnamento filosofico non mette a contatto diretto con la letteratura filosofica, facendone, per quanto è possibile, il luogo di un concreto esercizio di comprensione e di formazione critica, allora esso fallisce il suo scopo e la sua giustificazione. Naturalmente ciò comporta il progressivo conseguimento di una consapevolezza storica relativa a ciò che si legge. Il senso storico non esaurisce la portata de il contenuto del messaggio filosofico (se non altro perché è esso stesso largamente il frutto del pensare filosofico medesimo) e tuttavia esso è imprescindibile. Il fatto che la cultura filosofica, almeno a partire da Nietzsche, abbia posto in questione lo "sguardo storico" non comporta né la sua eliminazione, né l’oblio dei frutti irrinunciabili che da esso sono nati. Sarebbe come rifiutare la logica tradizionale in nome della logica contemporanea e consentirsi pertanto i più bizzarri sofismi.

Se si crede nella insostituibile efficacia dello studio della filosofia, bisogna prendere la filosofia per quello che veramente è, e non surrogarla con meri e perciò fatalmente dogmatici nozionismi sociologici, psicologici, antropologici, economici, con illusorie e presunte "metodologie didattiche", con scorciatoie "operative" ( i famigerati "percorsi" all’insegna del "taglia e cuci" e del "fai da te scopiazzando qua e là", dell’informazione multimediale che sostituisce il pensare con il gioco dell’oca, e di altri alibi innumerevoli, purché evitino la fatica reale di leggere e di capire, e poi di ripetere e di esprimere in modo corretto ed efficace) , infine con testi scolastici indigeribili da parte dei ragazzi e in realtà scritti per il comodo dei docenti, sempre più restii o addirittura incapaci di studiare, inventare, sintetizzare, spiegare, cioè di amare e frequentare davvero la filosofia ( il che non potrà mai essere stabilito con decreto legge o monte ore, o suggerito dai cosiddetti corsi di aggiornamento, il cui livello è sovente quanto di più umiliante, vergognoso e cinicamente finto si possa immaginare). La filosofia, dicevo, va presa tutta intera e per quella che veramente è. Essa non è né agevolmente né proficuamente ripetibile in maniera metodologica ( come se si trattasse di studiare a parte la mineralogia ecc.). Questo non significa che si debba studiare tutta la filosofia (in pratica nessun filosofo, almeno dopo Hegel, ma anche prima, l’ha fatto). Si tratta di fare bene quello che si fa. Cioè si tratta di varcare la soglia della comprensione autentica, il che, com’è noto, non è indiretta o automatica relazione alla quantità delle nozioni che si apprendono.

Sarà un gran giorno per i nostri figli quello nel quale si comprenderà (o non si farà più finta di ignorare) che nessuna riforma del curriculum, dei programmi, dei contenuti, dei dosaggi disciplinari, delle attività intra, para ed extrascolastiche produrrà la benché minima efficacia se il corpo docente non è costituito da persone, non solo preparate professionalmente ( come si ama dire e indubbiamente non è poco), ma effettivamente formate alla cultura e al compito della sua trasmissione critica. Un mediocre laureato in filosofia non diventerà un buon insegnante in virtù del parto mentale di una qualche commissione ministeriale o per l’appoggio addestrativo della "didattica". Wittgenstein ha detto che nessuno può scrivere nemmeno una riga al di là di quello che umanamente è ( anche Fichte pensava qualcosa del genere); analogamente si potrebbe dire che nessuno può davvero insegnare ciò che non ha profondamente capito, elaborato in modo personale, sulla base di autentici interessi e di genuine domande. Credo che questo valga per la filosofia più che per ogni altra disciplina. Il discorso allora si sposta a monte, alla formazione che impartiscono le nostre università.E poi concerne anche la base materiale: uno Stato che elargisce ai suoi insegnanti stipendi indecorosi, caos amministrativo, ingiustizie di carriera e perdite di tempo burocratiche, non può davvero credere di operare riforme efficaci nella scuola ( si legga in proposito l’esemplare e coraggioso articolo di Massimo Piattelli Palmarini apparso sul "Corriere della sera" del 24 giugno scorso). La verità allora è che noi non amiamo abbastanza i nostri figli. Ci accontentiamo di escogitare immaginarie "riforme" affinché "trovino lavoro" (ma non lo trovano) e non diano fastidio (ma danno fastidio, relegati come sono ai margini di ogni impegno sociale e di ogni speranza), Non ci occupiamo della loro felicità e del loro vero bene. E questa, mi pare, è appunto una preoccupazione tipicamente filosofica.

                                                 -Carlo Sini-



Tratto da   http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/convegni/ischia/ischia97_sini.htm




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20 giugno 2005

Superuomo e ultimo uomo, seconda parte.

E così parlò Zarathustra alla folla:
E' tempo che l'uomo fissi la propria meta. E' tempo che l'uomo pianti il seme della sua speranza più alta.
Il suo terreno è ancora abbastanza fertile per ciò. Ma questo terreno un giorno sarà impoverito e addomesticato, e non ne potrà più crescere un albero superbo.
Guai! Si avvicinano i tempi in cui l'uomo non scaglierà più la freccia anelante al di là dell'uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare!
Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi.
Guai! Si avvicinano i tempi in cui l'uomo non partorirà più alcuna stella! Si avvicinano i tempi dell'uomo più spregevole, quegli che non sa disprezzare se stesso.
Ecco! io vi mostro l'ultimo uomo.
<<Che cos'è amore? E creazione? E anelito? E stella?>>. - così domanda l'ultimo uomo, e strizza l'occhio.
La terra allora sarà diventata piccola e su di essa saltellerà l'ultimo uomo, quegli che tutto rimpicciolisce.
La sua genia è indistruttibile, come la pulce di terra; l'ultimo uomo campa più a lungo di tutti.
<<Noi abbiamo inventato la felicità>> - dicono gli ultimi uomini e strizzano l'occhio.
Un po' di veleno ogni tanto: ciò rende gradevoli i sogni.
E molto veleno alla fine per morire gradevolmente.
Si continua a lavorare, perchè il lavoro intrattiene. Ma ci si dà cura che il trattenimento non sia troppo impegnativo.
Non si diventa più né ricchi né poveri: ambedue le cose sono troppo fastidiose. Chi vuol ancora governare? E chi ubbidire? Entrambe le cose sono troppo fastidiose.
Nessun pastore ed un sol gregge! Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono eguali: chi sente diversamente va da sé al manicomio.
<<Una volta erano tutti matti>> - dicono i più raffinati e strizzano l'occhio.
Oggi si è intelligenti e si sa per filo e per segno come sono andate le cose: così la materia di scherno è senza fine. Sì, ci si bisticcia ancora, ma si fa pace al più presto - per non guastarsi lo stomaco.
<<Noi abbiamo inventato la felicità>> - dicono gli ultimi uomini e strizzano l'occhio.

E qui ebbe termine il primo discorso di Zarathustra, detto anche "il prologo": a questo punto lo interruppe il clamore smanioso della folla. <<Dacci l'ultimo uomo, Zarathustra, - così gridavano, - fa' di noi degli ultimi uomini! E noi ti lasciamo il tuo superuomo!>>. E tutti esultavano schioccando la lingua. Zarathustra invece si rattristò e disse al suo cuore:
Essi non mi intendono: io non sono la bocca per questi orecchi.
Certo ho vissuto troppo a lungo sui monti, troppo a lungo ho ascoltato il mormorio dei torenti e il fruscio degli alberi: e ora parlo a loro come a dei caprai.
Immota è la mia anima e chiara, come la montagna prima del meriggio. Ma essi credono che io sia freddo e un derisore che orribilmente motteggia.
Ecco che mi guadano e ridono: e nel ridere mi odiano anche. V'è del gelo nel loro riso.

                                                           -Nietzsche-




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19 giugno 2005

Superuomo e ultimo uomo, prima parte.

Che cos'è per l'uomo la scimmia? Un ghigno o una vergogna. E questo ha da essere l'uomo per il superuomo: un ghigno o una dolorosa vergogna.
Avete percorso il cammino dal verme all'uomo, e molto in voi ha ancora del verme. In passato foste scimmie, e ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia.
L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, - un cavo al di sopra di un abisso.
Un passaggio periglioso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e un periglioso rabbrividirsi e fermarsi.
La grandezza dell'uomo è di essere un ponte e non uno scopo: nell'uomo si può amare che egli sia una transizione e un tramonto.
Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando, poichè essi sono una transizione.
Io amo coloro che non aspettano di trovare una ragione dietro le stelle per tramontare e offrirsi in sacrificio: bensì si sacrificano alla terra, perchè un giorno la terra sia del superuomo.
Io amo colui che vive per la conoscenza e vuole conoscere, affinchè un giorno viva il superuomo. E così egli vuole il proprio tramonto.
Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, cadenti una a una dall'oscura nube incombente sugli uomini: preannunciano il fulmine e come messaggeri periscono.
Eccco, io sono un messaggero del fulmine e una goccia greve cadente dalla nube: ma il fulmine si chiama superuomo.

Dette queste parole, Zarathustra guardò la folla e tacque. <<Ecco, che se ne stanno lì - disse egli al suo cuore - e ridono: non mi intendono, io non sono bocca per questi orecchi.
Forse bisogna rompergli i timpani perchè imparino ad udire con gli occhi? Essi hanno qualcosa di cui vanno fieri. E come chiamano questo qualcosa? Istruzione lo chiamano, è ciò che li distingue dai caprai.
Perciò non sentono parlare volentieri di "disprezzo" nei loro riguardi. Ebbene farò appelo alla loro fierezza. Voglio parlare loro dell'essere più di tutti spregevole: questi però è l'ultimo uomo>>.


                                                       -Nietzsche-




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19 giugno 2005

Senzatitolo

Se a un inglese si affaccia un'idea - cosa certamente temeraria - questi non si chiede nemmeno se sia un'idea giusta o sbagliata. La sola cosa che egli si chiede è se l'altro crede a quello che dice. Ora, il valore di un'idea non ha nulla a che fare con la sincerità di chi la enuncia. E' però probabile che meno l'individuo è sincero, tanto più pura è la sua idea, perchè essa non risente né dei suoi bisogni, né delle sue passioni, né dei suoi pregiudizi. Né io mi propongo di discutere di politica, sociologia, o metafisica con te. Le persone mi piacciono più dei principi, e le persone senza principi mi piacciono di preferenza e più di ogni altra cosa. 

                                                   -Wilde-




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19 giugno 2005

Bellezza & intelligenza

La bellezza vera finisce dove comincia l'espressione dell'intelligenza. L'intelligenza pura è una specie di ipertrofia, e distrugge l'armonia di ogni viso. Guarda gli uomini che hanno fatto strada in una professione culturale. Sono decisamente brutti! Tranne naturalmente gli uomini di Chiesa. Gli uomini di Chiesa però, non pensano. A ottant'anni un vescovo continua a dire ciò che gli fu insegnato quando ne aveva diciotto, e naturalmente conserva sempre un aspetto piacente.

                                                        -Wilde-




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19 giugno 2005

Holderlin

Un saggio può più cose illuminarmi,
ma dove appare un Dio
vi è un'altra chiarità.




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19 giugno 2005

Holderlin

Accade più volte
che un grande destino
maturi il pensiero
mentre è in cammino
in un luogo superfluo.




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19 giugno 2005

Holderlin

Il mare dona e toglie il ricordo;
l'amore fissa i suoi occhi fedeli.
Ma il poeta fonda ciò che resta.




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19 giugno 2005

Uomo e scienza

Cos'ha da sperare e da temere, l'umanità, dal metodo scientifico? Non penso che questa sia la maniera giusta di impostare la questione. Questo strumento può produrre, nelle mani dell'uomo, cose molto diverse: tutto dipende dalla natura degli obiettivi sentiti come importanti. Una volta stabilita l'esistenza di tali obiettivi, il metodo scientifico fornisce i mezzi per raggiungerli! Esso non può, però, indicare gli obiettivi. Il metodo scientifico di per sè non avrebbe condotto in alcuna direzione, non sarebbe neppure sorto senza l'appassionata aspirazione alla conoscenza.

                                                                -Einstein- 




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18 giugno 2005

Dante

Non men che saver
dubbiar m'aggrada.




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18 giugno 2005

Holderlin

Dove il pericolo cresce,
cresce anche ciò che salva.




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18 giugno 2005

Eco

Cos'è la filosofia?
Scusate il mio conservatorismo banale,
ma non trovo ancora di meglio che la definizione
che ne dà Aristotele nella Metafisica:
è la risposta a un atto di meraviglia.




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18 giugno 2005

Schopenhauer

Se un dio ha fatto questo mondo,
non vorrei essere quel dio:
la miseria del mondo mi spezzerebbe il cuore.




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18 giugno 2005

Goethe

In realtà si sa solo quando si sa poco;
col sapere aumenta il dubbio.




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18 giugno 2005

Ovidio

Niente è più forte dell'abitudine.




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15 giugno 2005

Wilde

Al mondo non c'è che una sola cosa peggiore
del far parlare di sé: il non far parlare di sé.




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15 giugno 2005

Voltaire

Uccidere è proibito,
quindi tutti gli assassini vengono puniti,
a meno che non si uccida su larga scala
e al suono delle trombe.




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15 giugno 2005

Voltaire

La superstizione
mette il mondo intero in fiamme,
la filosofia le spegne.




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15 giugno 2005

Voltaire

Le streghe hanno smesso di esistere
quando noi abbiamo smesso di bruciarle.




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15 giugno 2005

Consiglio

Se hai intelletto e cuore, mostra l'uno e l'altro. Se li mostri insieme, ti condannano l'uno e l'altro.

                                                -Holderlin-




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15 giugno 2005

Paese natale

Perchè gli dei, che concedono il fuoco
del cielo, donano il dolore sacro.
L'accetto. Sono un figlio della terra,
creato per l'amore e il dolore.

                              -Holderlin-




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15 giugno 2005

Schopenhauer

La solitudine è il destino di tutte le grandi menti:
un destino a volte deplorato,
ma sempre scelto come il minore di due mali.




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15 giugno 2005

Sartre

L'uomo non è niente altro
che quello che progetta di essere;
egli non esiste che nella misura in cui si realizza;
non è, dunque, niente altro
che l'insieme dei suoi atti,
niente altro che la sua vita.




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15 giugno 2005

Sartre

L'uomo è condannato ad essere libero.




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15 giugno 2005

Sartre

Alle tre del mattino è sempre troppo presto
o troppo tardi per qualsiasi cosa tu voglia fare.




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13 giugno 2005

Stuart Mill

Meglio essere un essere umano insoddisfatto
che un porco soddisfatto.




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13 giugno 2005

Russell

Esistono due motivi per leggere un libro:
uno, perché vi piace,
e l'altro, che potrete vantarvi di averlo letto.




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13 giugno 2005

Russell

Cos'è l'infinito? Pensa all'umana stupidità.




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...LASCIATE UN COMMENTO,
O VOI CHE ENTRATE...

Da quando ho iniziato il blog,
questi libri hanno segnato la mia anima
...
Critica della ragion pura,
Il ritratto di Dorian Gray,
Così parlò Zarathustra,
Faust,
Le pagine polverose di Ask the Dust,
L'Unico.


Da quando ho iniziato il blog,
questi autori hanno corrotto il mio spirito...
Holderlin,
Nietzsche,
Bukowski,
Saramago.


Da quando ho iniziato il blog,
queste frasi hanno influenzato la mia mente...
- La materia è sorda alle intenzioni dell'arte. (Dante) 
- L'uomo è condannato ad essere libero. (Sartre)
- Da quando ho imparato a camminare, 
mi piace solo correre. (Nietzsche)
- La libertà non sta nel poter scegliere tra bianco e nero,
ma nel potersi sottrarre a qesta scelta prescritta. (Adorno)
- Qualsiasi stronzo è capace di trovarsi un lavoro:
invece ci vuole cervello per cavarsela senza lavorare. (Bukowski)
- Scuotere la gente, svegliarla dal suo sonno,
pur sapendo di commettere in tal modo un crimine e che sarebbe
mille volte meglio lasciarvela perseverare, poichè comunque,
quando si sveglia, non si ha nulla da proporle... (Cioran)
- L'ozio è il padre di ogni filosofia.
E che? La filosofia - sarebbe un vizio? (Nietzsche)
- O si pensa o si crede. (Schopenhauer)
-Si dice di Dio: <<Nessun nome può nominarti.>>
Ciò vale anche per me: nessun concetto mi esprime,
niente di quanto viene indicato come mia essenza mi esaurisce;
sono solo nomi. (Stirner)
-Un uomo intelligente non può in verità diventar nulla
e solo gli sciocchi diventano qualcosa. (Dostoevskij)
-Sì, la mente va tenuta ben aperta, ma non così tanto
che il cervello ne cada fuori. (Sagan)
-Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola:
solo gli imbecilli sono sicuri di quello che dicono. (Voltaire)
-La questione è sapere se con la verità
si farà mai la felicità. (Zola) 
-Quello che chiamano progresso è la sostituzione di una seccatura con un'altra. (Elliss)

Blog nato il...
9 maggio 2005

Presupposto fondamentale di questo blog...
L'esattezza delle citazioni, è una virtù più rara
di quel che si pensi. (Pierre Bayle)


APPELLO BLOG!
NON SPORCO!
AGGIUNGIMI TRA I TUOI PREFERITI!
HO BISOGNO SOLO DI ESSERE LETTO
E COMMENTATO QUALCHE VOLTA!


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.....NON SONO SICURO CHE IL MIO SIA UN BLOG.
E' PIU' CHE ALTRO UNA RACCOLTA DI AFORISMI,
ACCRESCIUTA OGNI GIORNO, FATTA SOPRATTUTTO
PER TENERLI LI', IN MODO DA RITROVARLI CON
FACILITA', OGNI QUALVOLTA NE AVESSI BISOGNO.....

<-------

-_-_-_-_-_-_-_-_-_-_-
MEMENTO.
Tutti parlano di politica, come se fosse una cosa
importante. Preferisco parlare d'altro, o meglio,
preferisco ascoltare.
_-_-_-_-_-_-_-_-_-_

-IO GUARDO-


______________________________
STUDIO APERTO
     NON E' UN TELEGIORNALE, 
         BOICOTTIAMOLO!

______________________________


:::OLTRE 28000 VISITE!!!:::
(Non più di 1000
secondo la procura)

  
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E' SPARITO IL LOGO,
RICORDO COMUNQUE
QUELLA BELLISSIMA INIZIATIVA
CON QUESTE PAROLE.


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L'UNICO PROGRAMMA DI
TELEPROMOZIONI CULTURALI
.




L'urlo, Munch.
"Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole
tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue,
mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto sul fiordo
nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco.
I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora
di paura e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura
".




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Giardino delle delizie, Bosch.


-CONTRO OGNI CHIESA-