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Relativismo?/3

La tolleranza non è un'utopia irrealizzabile in alcun luogo e in alcun tempo, ma uno strumento efficace perché possa nascere una società libera e aperta - libera in quanto ammette per qualsiasi opinione o forma di vita il diritto ad una pubblica difesa; aperta in quanto è costitutivo del patto [sociale] il rispetto di chi opta per entrare come di chi opta per uscire. Occorre ricordarlo oggi più che mai, poiché da destra come da sinistra, da reazionari come da progressisti, da chierici come da laici, la tolleranza viene sospettata di paternalismo, condiscendenza e (più o meno celato) senso di superiorità. Il ritornello è sempre lo stesso: si tollera quello che non si ama, e solo quando non lo si considera pericoloso per la costellazione dei propri pregiudizi. Menti più raffinate ci ripetono che la tolleranza è di ostacolo ad una genuina partecipazione, e che pertanto occorrerebbe andare oltre, in un coinvolgimento reciproco che offra a chiunque la possibilità di integrarsi - senza lasciare ad alcuno la libertà di sottrarsi. Questo sogno da 'anime belle' ha sempre più la parvenza dell'incubo Altro che dittatura (inesistente) del relativismo. Come si può pretendere di andare oltre la tolleranza se non si è prima cominciato a praticarla?
Può reggere una società aperta e libera etsi Deus non daretur? C'è un 'non' di troppo. La vera questione è se si possa dare una società aperta e libera etsi Deus daretur. E' il progetto che gli altri hanno su di noi di salvezza eterna (oppure, in una versione più pallida, di correttezza politica) a costituire il problema.


-Giorello-

Pubblicato il 7/4/2006 alle 19.21 nella rubrica Citazioni.

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